Una nuova immagine di leadership

Quando una brezza può essere più potente di un tornado

Il filosofo greco Zenone affermava che “la ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno”. Avete mai pensato che questo principio potrebbe essere applicabile anche alla leadership?

Susan Cain compie un vero e proprio viaggio attraverso varie realtà, in ambito sociale, scolastico e lavorativo, alla fine del quale nasce il libro Quiet – Il potere degli introversi, in un mondo che non sa smettere di parlare. Durante questo viaggio scopre come estroversione e introversione possono e devono essere valori complementari, sfatando il mito del leader esuberante e loquace.   

Si ha la tendenza a pensare che essere estroversi favorisca nel lavoro e renda persone migliori, ma la Cain si chiede invece se sia sempre legittimo identificare leadership ed estroversione. Prende come esempio vari studi, tra i quali un esperimento compiuto alla Harvard Business School, nel quale gli studenti, divisi in gruppi, devono risolvere un problema. Emerge che le idee avanzate dai più pacati vengono respinte, per lasciare spazio a quelle espresse dai più esuberanti, per poi accorgersi che le idee migliori erano proprio quelle che non erano state prese in considerazione. Un altro studio dell’Università del North Carolina evidenzia quanto è importante che un leader sappia ascoltare i collaboratori, oltre che suggerire (se non imporre) il proprio punto di vista. E la capacità di ascolto è molto sviluppata nelle persone più introverse, che a prima vista potrebbero non sembrare adatte al ruolo di leader.

Un team funziona se si dà spazio a tutte le persone che ne fanno parte: le diversità da cui è composto sono il vero collante. Il pubblicitario Alex Osborn inventò il concetto di brainstorming: era convinto che i gruppi producessero idee migliori rispetto agli individui che lavorano da soli, ma che il limite alla creatività fosse nella paura di proporle, per timore del giudizio dei colleghi. Anche in questo caso, viene sottolineato come un buon leader non debba essere solo assertivo, ma anche saper essere inclusivo e riflettere su tutte le opzioni disponibili. Gruppi che, se opportunamente gestiti, anche facendo brainstorming online possono ottenere gli stessi risultati dei gruppi in presenza.

L’immagine stereotipata del leader carismatico è tipicamente occidentale. Pensiamo a Gandhi e Martin Luther King. Due leader agli antipodi: da una parte un silenzio introverso, dall’altra un’estroversa espressione di sé. Si può stabilire se tra i due ci sia un modello superiore o più efficace? Direi di no.

Il segreto è adoperarsi per trovare il giusto equilibrio, nel quale la leadership e i vari compiti sono suddivisi in base ai rispettivi temperamenti e punti di forza. Le ricerche mostrano che le squadre più efficaci sono composte da un sano mix di introversi ed estroversi, di riflessivi e di spigliati. Perciò, se avete sempre ritenuto naturale che i socievoli dominassero i riservati, è ora di iniziare a vedere le cose in modo diverso.

 

 

Tratto dal testo: Susan Cain, Quiet – Il potere degli introversi, in un mondo che non sa smettere di parlare

A cura di: Andrea Bennardo

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