Training manager per PerformanSe Premium Partner, in questo contesto il suo compito è quello di abilitare, sul territorio nazionale, gli HR, i consulenti e gli operatori dei Servizi al Lavoro, all’utilizzo degli strumenti PerformanSe, favorendo così l’introduzione nelle Organizzazioni di una cultura della valutazione fondata su un approccio relazionale e condiviso.
Creare degli spazi affinché le persone che lavorano in gruppo possano individuare le proprie risorse e possano affrontare in modo efficace anche le difficoltà che sono insite nel lavoro di gruppo.
In questi anni, lavorando con diversi team, mi sono resa conto che una buona parte dell’energia dei gruppi è dirottata sul fare, sul produrre insieme, tralasciando le dinamiche di crescita personale.
Il focus del mio lavoro è tenere accesa, viva quella che Tuckman definisce “l’energia di interazione” [1], quella parte di energia che i gruppi utilizzano per creare sinergia, gestire eventuali tensioni, regolare tutte le dinamiche legate agli aspetti di relazione personale.
Essere team coach non è soltanto insegnare o accompagnare i gruppi a imparare delle tecniche per lavorare meglio insieme, ma soprattutto creare degli spazi di sviluppo nelle persone in un contesto collettivo.
Sappiamo che quando un gruppo di persone è mobilitato a raggiungere un obbiettivo operativo, una parte dell’energia del team è spesa per regolare la dimensione relazionale ed emotiva tra i componenti del gruppo.
Spesso nei percorsi di team training questo aspetto viene tralasciato, quando invece è proprio diventando consapevoli delle dinamiche relazionali all’interno di un team che si impara ad accettare le tensioni e i conflitti come momenti generativi e a riconoscere gli aspetti emotivi che intervengono nella vita di gruppo. Far accrescere queste consapevolezze crea come risultato una performance efficiente, studi recenti ce lo dimostrano, in particolare gli studi di Driskell e Salas, che hanno individuato come le caratteristiche della personalità interagiscono per contribuire ad una performance efficace.
E anche io personalmente ho potuto verificare sul campo, nei miei vent’anni di esperienza, quanto questo aspetto sia fondamentale.
La parola crescita è per me vedere la persona in maniera olistica, creare dei contesti e dei momenti dove la persona possa lavorare su di se considerando i diversi piani: cognitivo, emotivo e relazionale.
Credo che non sia sufficiente parlare soltanto di soft skills quando si lavora con i team, ma che sia anche importante occuparsi delle motivazioni che spingono le persone ad agire, dei valori che le veicolano attraverso il fare e della ricerca di senso che ciascuno di noi mette anche nella scelta della propria professione.
Per me crescita vuol dire creare uno spazio di lavoro che veda la persona tutta intera.
Nel lavorare con i gruppi, è importante appoggiarsi su strumenti scientificamente validati che possano rendere conto del potenziale che ogni gruppo ha, e nello stesso tempo degli assi di sviluppo.
In questi anni di esperienza però mi sono resa conto di quanto sia importante anche la modalità con la quale questi contenuti vengono veicolati. Costruire dei percorsi e delle metodologie che integrino diversi approcci e metodologie interdisciplinari è stato nel tempo un processo naturale.
Lavorando fianco a fianco con team leader e responsabili delle risorse umane, che sono coloro che hanno la responsabilità quotidiana di gestire i percorsi di crescita e di carriera delle persone, mi sono resa conto di come questi ruoli siano spesso impegnativi e solitari.
Professionisti che si occupano delle risorse umane dell’azienda ma che non hanno abbastanza spazi di condivisione, di scambio e di crescita personale.
Ed è da questa consapevolezza e dalla sollecitazione che molti di loro mi hanno fatto direttamente, che ho pensato di creare questo nuovo progetto, “Caring…sounds good!”: un Ritiro rivolto agli HR per prendersi cura di sé, condividere esperienze e sviluppare la cultura del benessere nelle Organizzazioni.
[1] Bruce Wayne Tuckman (1938/2016) è stato uno psicologo e ricercatore americano famoso per aver definito un modello delle fasi di sviluppo dei gruppi, che aiuta a comprendere l’evoluzione nel tempo dei team e descritto in un articolo dal titolo “Developmental Sequence in Small Groups” nel 1965 .
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