La sfida odierna dell’economia globale: come destreggiarsi nella multiculturalità aziendale

Ricordo quando, da bambino, giocavo al telefono senza fili. Non so se ci avete mai giocato. Quando il bambino all’inizio della fila faceva partire il messaggio, sperava sempre che arrivasse uguale al bambino che stava in fondo. Ma non succedeva quasi mai. Nel passaggio di bocca in bocca, il significato si perdeva e al destinatario arrivava un messaggio completamente diverso dall’originale. Assomiglia molto a quello che succede lungo le scale della Mappa delle culture, solo che, invece che da una fila di bambini che giocano, la distanza tra chi comunica e chi riceve è costituita dalle diversità culturali.

Ma cos’è la Mappa delle culture, con il suo modello delle otto scale? Uno strumento fondamentale di cui parla Erin Meyer nel suo libro intitolato, appunto, La mappa delle culture – Come le persone pensano, lavorano e comunicano nei vari Paesi. Un libro che tutti i manager dovrebbero leggere.

La maggioranza dei manager che gestiscono business a livello internazionale ha scarsa comprensione dell’impatto delle differenze culturali sul proprio lavoro. Per fare un esempio, una riunione può rischiare di trasformarsi in tragedia perché la manager statunitense si aspetta che il consulente cinese prenda l’iniziativa, mentre, come da cultura del suo Paese, il collaboratore asiatico si aspetta di essere invitato a intervenire. Comprendere queste dinamiche permette di adattare al contesto il proprio stile di leadership, così da essere non solo più efficaci, ma anche più abili a evitare situazioni spiacevoli che possono compromettere i rapporti di lavoro.

Le scale ci aiutano a comprendere come si collocano i vari Paesi in rapporto a dei parametri che riguardano le aree chiave del business, tra cui la Comunicazione, le Decisioni e la Programmazione. Essere consapevoli di come il nostro interlocutore si posiziona rispetto alla nostra cultura, ci aiuta, quando necessario, a cambiare il nostro approccio, a beneficio dei risultati e delle persone coinvolte.
Una delle scale di cui la Meyer parla nel testo è quella della Valutazione, riguardante le diverse modalità di feedback che, nelle varie parti del mondo, sono drasticamente differenti. Può succedere che un feedback negativo dato da un manager inglese non venga percepito come tale da un collaboratore olandese, perché gli inglesi sono soliti utilizzare un linguaggio morbido e indiretto. Al contrario, gli olandesi sono abituati a dare i feedback in modo molto più schietto e diretto, che per un inglese potrebbe risultare troppo rude e causare persino risentimento. Avere una comprensione di tali differenze è basilare per i leader di team interculturali.

I team nei quali si combinano culture diverse sono certamente terreno fertile per l’innovazione e la creatività, ma c’è anche il rovescio della medaglia: le probabilità di conflitto sono più alte, a scapito di velocità ed efficienza. Per questo motivo consiglio di lasciarvi prendere per mano da Erin e farvi accompagnare fra le pagine di questo libro: vi permetterà di applicare le strategie giuste per risolvere, o addirittura evitare, i problemi causati da questo tipo di incomprensioni. E migliorare la vostra capacità di lavorare con i team globali.

 

Tratto dal testo: Erin Meyer, La mappa delle culture – Come le persone pensano, lavorano e comunicano nei vari Paesi

A cura di: Andrea Bennardo

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