Riscopriamo la ritualità, per recuperare la nostra dimensione umana

«Come lo prendi?»
«Corto. Senza zucchero. Grazie!»
La pausa alla macchinetta del caffè, uno dei rituali della vita lavorativa. Non è solo il prendere un caffè, è soprattutto uno di quei momenti capaci di riunire le persone, favorendo l’interazione e rafforzando i legami sociali.

La scomparsa delle forme rituali è l’interessante tema che il docente di Filosofia Byung-Chul Han affronta in La scomparsa dei riti – Una topologia del presente. Nel testo mette in evidenza il potere unificante dei riti e ne propone il recupero, quale unica opportunità di vera comunicazione con gli altri e di salvezza della società.

I riti sono azioni simboliche, che rappresentano i valori e gli ordinamenti che sorreggono una comunità. Il simbolo (symbolon) originariamente indicava un segno di riconoscimento tra ospiti. Hanno la funzione di “stabilizzare la vita”, dando dei punti di riferimento e trasformando l’essere-nel-mondo in un essere-a-casa. I riti sono nella vita ciò che le cose sono nello spazio.

La connessione digitale abolisce il luogo, viene meno il senso di “abitare” e, in questa crescente atomizzazione, le ritualità stanno scomparendo, causando lo sfaldamento dei gruppi di lavoro. Si sente sempre più forte la necessità di recuperarle, di vivere dei momenti di scambio. La comunicazione digitale produce connessioni, ma non relazioni: è costituita da camere di riverbero nelle quali si sente principalmente la propria voce, ma non crea una comunità della risonanza, capace di un ritmo comune. La comunità rituale è una comunità dell’ascolto e dell’appartenenza collettivi. Una comunità senza comunicazione cede il passo alla comunicazione senza comunità, in uno sterile processo additivo a senso unico, nel quale tutti ci sentiamo più isolati.

È qui che il team leader assume un ruolo fondamentale. Nella nuova realtà che stiamo vivendo, è chiamato a trovare gli spazi per creare delle forme rituali, che aiutino i team, anche se dislocati, a essere ancora un gruppo. L’innovazione e lo sviluppo passano solo attraverso il confronto, in un processo narrativo nel quale è necessario togliere ossigeno all’autoreferenzialità. Momenti nei quali il baccano della comunicazione digitale lascia il posto al silenzio e all’approfondimento. Serve un leader empatico, più che razionale, che sappia penetrare nella profondità delle dinamiche del team. Un leader elastico, che abbia la capacità di adattarsi a situazioni in continua evoluzione.

L’essere umano è una creatura locale e rituale. I riti sono azioni umane capaci di far apparire la vita in chiave festosa e la loro scomparsa la rende mera sopravvivenza, mentre il rapporto con il mondo si perde sempre di più. La loro riscoperta permette di dare energia alla squadra, così che il team continui a essere il nucleo dell’originalità dell’azienda, e i suoi membri persone capaci di costruire qualcosa assieme.

 

 

Tratto dal testo: Byung-Chul Han, La scomparsa dei riti – Una topologia del presente.

A cura di: Andrea Bennardo

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