Capacitazioni

È tempo di partire verso un futuro da costruire e di esplorare le proprie capacitazioni.

Il Sig. Rossi cammina sulla strada assolata con il suo bagaglio. Sul bagaglio, una targhetta con scritto “capacitazioni”. In fondo alla strada, un grande edificio, dove altre persone come lui lo aspettano, ognuna con il proprio bagaglio. Ci sono due possibilità: depositare la valigia nell’armadio di qualche stanza e lasciarla lì a prendere la polvere o aprirla davanti agli altri e condividere quello che contiene.

Del contenuto della valigia, ne parlano in maniera chiara ed esaustiva Ferdinando Azzariti e Cristiano Chiusso, nel loro libro intitolato, semplicemente, Capacitazioni.

Sono i nuovi strumenti per il nuovo mondo, che tutti possediamo, ma spesso senza esserne consapevoli o senza saperli valorizzare.
Tradotto dal termine inglese capability (parola composta da capacity e ability), la capacitazione è appunto la capacità di azione, l’abilità di agire il funzionamento desiderato. Tutti noi nella vita abbiamo imparato a risolvere problemi, fare scelte, affrontare crisi. In che modo? Con l’esperienza, vivendo. Sono apprendimenti informali, non intenzionali, cose imparate senza sapere di impararle. Sono talenti, vocazioni, aspirazioni, intuizioni. Non vanno a sostituire le competenze professionali, ma le integrano. È l’abilità di trasferire, adattare e modificare le competenze per poi utilizzarle in nuovi contesti. È la capacità di muoversi nel mondo. Una ricchezza potenzialmente disponibile ma non codificata, quindi difficilmente trasmissibile. Il modo migliore per svilupparle è condividerle.

L’azienda è un “organismo vivente”, in cui la condivisione delle conoscenze diventa più importante del trattamento dei dati oggettivi. È un insieme di storie e persone, persone che sono qualcosa di più di elementi da inserire all’interno di un organigramma. È creazione di conoscenza che alimenta se stessa. Lo stile di management che favorisce questo processo, come suggerito da Nonaka e Takeuchi, è il middle-up-down, che muove dal centro dell’organizzazione, in cui i soggetti sono i manager e i team leader.
Manager e team leader hanno un ruolo chiave: la loro missione è quella di valorizzare e favorire la condivisione delle capacitazioni dei collaboratori, per far crescere la realtà in cui lavorano.

La formazione è un momento importante per lo sviluppo delle capacitazioni. Promuovere un Capability Approach nel campo dell’educazione agli adulti è quello che può fare la differenza. Intersecare lo sviluppo personale e il “capitale umano”, così che lo sviluppo apprenditivo dell’individuo diventi una crescita professionale per l’azienda intera.
Il processo educativo cambia: da un docente che versa informazioni nella testa dei discenti a un discente che sceglie cosa deve essere insegnato e anche come apprenderlo. Con un approccio umanistico: la centralità del discente nel processo educativo, come sostenuto da Carl Rogers. E un approccio costruttivista, nel quale il discente è creativo, attivamente coinvolto e porta le sue esperienze passate e presenti, in una relazione dinamica con il docente. Le competenze sono i mattoni dell’apprendimento, ma le nostre esperienze di vita, la serendipità e le cose fuori dal nostro controllo ci fanno fare molto di più con questi mattoni. L’idea che Jack Mezirow ha della formazione è trasformativa: capacitare l’individuo stimolando la sua autonomia, per trasformare il potenziale in funzionamenti.

Passioni, conoscenze e competenze non finalizzate alla professione, magari insospettabili e ignorate, possono tornare utili anche nella realtà aziendale. Attraverso le relazioni che creiamo all’interno dei gruppi di lavoro e portando il nostro vissuto, possiamo creare una “conoscenza aziendale”, che è la vera competenza distintiva dell’impresa. L’alchimia creata dall’interazione tra le persone, che va oltre il singolo, non è replicabile. Questo perché, come sostiene Hannah Arendt, “ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità”.

Le Risorse Umane giocano un ruolo determinante. Favorire momenti di aggregazione, nei quali gruppi spontanei di lavoratori sono portati a riflettere sul loro vissuto e a condividerlo con gli altri, facendolo diventare la base per un nuovo modello di competenze. Momenti nei quali ognuno sviluppa una maggiore consapevolezza di se stesso.

Imparare a imparare. Rimettersi in gioco, in un apprendimento permanente e continuo.

Cosa dobbiamo mettere in valigia? Una buona scorta di pensiero critico, creatività quanto basta, la capacità di lavorare in team, un certo numero di abilità comunicative e relazionali, flessibilità, autonomia, consapevolezza, un barattolo di riflessività e la capacità di generare idee e di farle accadere. E non dimentichiamoci la volontà di apprendere.

Buon viaggio.

 

Tratto dal testo: Capacitazioni, di Ferdinando Azzariti e Cristiano Chiusso

A cura di: Andrea Bennardo

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