Lo sguardo esterno che fa accrescere la consapevolezza

Intervista con Annamaria Ricci

Presidente di Informa Società Cooperativa

 

Annamaria, come è nata l’idea di intraprendere un percorso con Team Booster? Quali sono le necessità e le esigenze che vi hanno portato a fare questa scelta?

In questa epoca pandemica e post pandemica, in questo periodo di cambiamenti, abbiamo colto l’occasione per fare una riflessione sullo sviluppo dei team all’interno della nostra realtà, che mira a un’innovazione organizzativa. Conoscevamo già RIsorSE e gli strumenti PerformanSe e, durante un momento di formazione con Maria, le ho presentato il percorso che volevamo fare e lei ci ha parlato di Team Booster. Siamo una società cooperativa che si occupa di servizi per il lavoro, la formazione e l’orientamento e per noi questo strumento è molto interessante, perché lo possiamo vedere da due punti di vista: sia come soggetti che ne fruiscono, sia come uno strumento che ci piacerebbe utilizzare a nostra volta, con i team delle organizzazioni con le quali lavoriamo.

 

Come ha presentato al gruppo questo progetto e come lo ha motivato?

Dopo averne parlato con Maria, l’ho presentata al team come un’opportunità. Sono stati due gli elementi trainanti. Il primo è stato capire che ci avrebbe dato maggiore consapevolezza sul nostro modo di funzionare come gruppo, sulle nostre dinamiche relazionali e ci avrebbe aiutato a trovare un modo per svilupparle e migliorarle. Il secondo, è stato aver chiarito la neutralità dello strumento: non viene utilizzato per giudicare chi va bene e chi va male, ma per fare una fotografia che ci permette di conoscerci meglio e di individuare i talenti di gruppo, per capire quali sono gli elementi su cui possiamo fare affidamento. E questo ha smorzato i timori di chi avrebbe potuto sentirsi in un percorso più valutativo. Ha destato subito molta curiosità e poi, essendo appunto uno strumento che potremmo utilizzare anche per lavoro, oltre che su di noi, ha suscitato molto interesse anche tra i collaboratori che già si occupano di servizi HR.

 

Quali sono stati gli effetti concreti di questa analisi?

Già il percorso in sé è stato molto bello: abbiamo scelto di farlo in presenza e, ritrovarci in ufficio dopo un lungo periodo nel quale lavoriamo a distanza e ci incontriamo poco, ha avuto molto valore. È stato bello vedere come anche le persone meno avvezze a vivere situazioni di questo tipo si siano messe in gioco. È riuscito a coinvolgere tutti. Siamo diventati consapevoli di alcuni aspetti che caratterizzano le nostre dinamiche relazionali e le aree di comfort e di attenzione che sono emerse sono diventate gli elementi sui quali stiamo facendo perno per innescare il cambiamento organizzativo di cui abbiamo bisogno. Per esempio, ci siamo resi conto che una delle aree da migliorare è la comunicazione, il passaggio di informazioni. Ci sono venute alcune idee su come poter migliorare questo aspetto, elementi su cui lavorare. Nel corso di un successivo percorso consulenziale o di coaching, dopo l’analisi con Team Booster, impareremo come attivare queste idee, per arrivare a dei risultati concreti e finalizzare il processo. Ora abbiamo una percezione di noi più chiara e questo ci permette di procedere con più sicurezza nelle cose che facciamo.

 

Se dovesse dire in due parole qual è il valore aggiunto di questo strumento?

Dà la possibilità di guardarsi da fuori. Consapevolezza, è questa la prima parola che mi viene in mente. E poi la terzietà, l’obiettività dello sguardo, la possibilità di oggettivare e di rivedere alcune percezioni. Per esempio, Maria ci ha parlato di una di cosa molto interessante, che è la differenza tra pregiudizio e precomprensione. Abbiamo tutti una serie di pregiudizi su di noi e sul nostro modo di funzionare: trattandoli come una precomprensione e mettendoli in discussione, possiamo andare verso un cambiamento positivo.

 

Se dovesse parlare di questo tipo di percorso a dei colleghi delle Risorse Umane, come consiglierebbe di procedere e quali attenzioni dovrebbero avere?

Il primo passo è capire di cosa si ha bisogno come gruppo o come organizzazione. E poi è fondamentale essere disposti ad accettare questo “occhio terzo” e utilizzarlo in maniera propositiva. Quando Maria mi ha presentato il risultato, inizialmente ho fatto un po’ fatica a metabolizzarlo, perché ci sono cose che, anche se riconosci come vere, fai fatica ad accettare. Accogliere quello che emerge in un’ottica mai di giudizio, ma in un’ottica di miglioramento. E aprirsi alla possibilità che qualche rimescolamento di carte vada fatto, se abbiamo bisogno di modificare alcuni aspetti. Bisogna essere disposti a mettersi in discussione. L’analisi fatta con Team Booster va seguita da azioni concrete. Un percorso di coaching che ti accompagna a metterle in atto è molto utile per arrivare a un risultato.

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