I 4 bias cognitivi che possono colpire i manager… e come evitarli!

Il nostro cervello è uno strumento di lavoro assolutamente meraviglioso che ci consente, ogni giorno, di svolgere compiti estremamente complessi. Tuttavia, può anche farci prendere degli abbagli e indurci a commettere importanti errori di giudizio i quali, quando siamo dei manager, potrebbero avere un impatto considerevole sul nostro lavoro e su quello dei nostri collaboratori. Questi errori sono indotti dal normale funzionamento del nostro cervello e vengono chiamati “bias cognitivi”.

Generalmente, emergono in quattro situazioni, anche in combinazione tra loro:
• Eccesso di informazioni
• Necessità di agire rapidamente
• Mancanza di significato
• Saturazione della memoria

Vista la naturale predisposizione del nostro cervello per la semplicità, queste quattro situazioni possono portare a una visione distorta della realtà. Poiché è impossibile evitare completamente questi bias, è fondamentale imparare a conoscerli per minimizzare quindi le loro conseguenze. Ecco i quattro tipi di bias che possono colpire i manager, accompagnati da alcuni consigli su come evitarli.

 

1. Il bias dell’ottimismo

Come indica il nome, il bias dell’ottimismo consiste nel vedere il mondo più roseo di quanto non sia nella realtà e nel sovrastimare le nostre possibilità di successo. Per esempio, in occasione di una riunione sul piano marketing dell’anno successivo, un manager che soffre di questo tipo di bias potrà essere affascinato da idee avveniristiche e allocarvi una buona parte del budget disponibile. Questo è un rischio che, in generale, non andrebbe preso e di cui ci si potrebbe presto pentire.

Come evitarlo?

Per evitare il bias dell’ottimismo è opportuno circondarsi da un team diversificato, all’interno del quale i punti di vista ritenuti pessimisti vengono presi in considerazione tanto quanto gli altri. Si tratta di giungere a un equilibrio che consenta di creare uno spirito collettivo realistico e arrivare quindi a un migliore controllo dei rischi.

 

2. L’effetto Ikea

L’effetto Ikea è un bias cognitivo che può portare ad attribuire eccessiva importanza a ciò che si è fatto in prima persona e a cui è stato dedicato del tempo. Parlando di management, questo bias può presentarsi quando si dedica tanta energia allo sviluppo di uno strumento o di un processo e la sua valorizzazione diventa poi così irrazionale da impedire al manager o al suo team di prendere in considerazione altre alternative.

Come evitarlo?

Per non soccombere all’effetto Ikea, è opportuno coinvolgere nelle discussioni quei collaboratori che non hanno partecipato alla creazione del processo, del prodotto o dello strumento in questione. Queste persone, più neutrali, avranno uno spirito critico e porteranno maggiore chiarezza nella riflessione collettiva.

 

3. L’effetto ancoraggio

Particolarmente impattante e diffuso, l’effetto ancoraggio è un bias cognitivo che porta ad attribuire un valore sproporzionato alla prima idea o alla prima informazione ricevuta, che diventa così un punto di riferimento a cui si presterà molta più attenzione rispetto alle idee successive. In una sessione di brainstorming, se si chiede a ogni partecipante di proporre un’idea, il primo che presenterà la sua idea avrà quindi un vantaggio considerevole.

Come evitarlo?

Un metodo semplice per evitare questo bias è formare dei sottogruppi durante le sessioni di brainstorming. Le varie idee presentate contemporaneamente nei singoli sottogruppi avranno così la stessa possibilità di essere considerate e saranno quindi analizzate con la stessa attenzione.

 

4. L’effetto disinformazione

L’effetto disinformazione è un bias cognitivo relativamente noto, che consiste nel ricordare e considerare in maniera intuitiva informazioni che sono però false e/o delle fake news. A forza di essere ascoltate, queste informazioni finiscono per essere registrate e farsi strada nel nostro cervello. È così che arriviamo a considerare vere / reali cose che invece non lo sono.

Come evitarlo?

Non vi è un metodo pratico per evitarlo, e infatti questo bias è molto diffuso. Comunque, l’obiettivo è adottare un atteggiamento generale di vigilanza sulle proprie decisioni e appurare costantemente la veridicità delle informazioni ricevute per scegliere poi una determinata opzione.

 

Tutti questi bias sono resi possibili da un altro bias, più generale e presente in tutti noi: il bias dell’illusione di controllo. Questo ci porta a credere che la semplice conoscenza dei rischi ci permetterà di non incorrere in quegli stessi rischi. Niente è più lontano dalla realtà. È assolutamente possibile essere consapevoli dell’esistenza di un bias e caderne vittima. D’altra parte, è con la pratica e l’autocritica che possiamo conoscere meglio la nostra sensibilità ai bias e aumentare quindi il nostro livello di vigilanza. Non siamo tutti uguali quando si tratta di bias e un manager esperto dovrà innanzitutto imparare a conoscere se stesso per mantenere il pieno controllo delle proprie decisioni.

 

 

Melany Payoux
PhD, Ingegnere di Ricerca e Sviluppo presso PerformanSe

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